domenica 21 ottobre 2007

QUANTE WY NOT QUANTI SOGNI INFRANTI

come si può pensare ad un risollevamento del mezzogiorno e quindi ad un miglioramento delle condizioni dell'intero paese se chi dovrebbe garantirlo continua imperterrito a fare proprio quello che non dovrebbe ovvero sottrarre sistematicamente ogni genere di aiuto che possa arrivare dall'unione europea, dallo stato con le finanziarie e soprattutto dalle tasse degli italiani. Non sono gli scontri e gli insulti tra di pietro e mastella che crea dei corto circuito tra la giustizia e politica non è de magistris o qualsiasi altro giudice oggi impegnato a far rispettare le leggi senza fare distinzioni tra cittadini di serie a e di serie b. Qui la questione delle questioni è capire perchè i politici eletti a suffragio universale da tutti i cittadini italiani, una volta eletti rispondono ad un ridottissimo numero di persone appartenenti a logge massoniche e spesso vicinissime a gruppi mafiosi e criminali. quest'insieme provoca un regime oligarchico ed autoreferenziato. non c'è ricambio nei partiti non c'è trasparenza addirittura nell'ambito degli stessi appartenenti ai partiti in quanto a gestire devono essere in pochissimi............... di tutto questo si può e si deve fare piena luce

sabato 20 ottobre 2007

PERCHE' I LUCANI HANNO RIPRESO AD EMIGRARE?

BELLA domanda vero, la cosa più scontata che ascoltiamo nei bar, nelle piazze e sui posti di lavoro insomma ovunque e sarebbe .. ma come abbiamo il petrolio l'acqua la fiat il polo del salotto la ferrero ecc ecc e da questa regione si scappa? Perchè perchè perchè.................. ecco proviamo a descrivere quali sono le cause

cosa fare per ridurre le morti sul lavoro

Apro questo tema di discussione e di approfondimento con le dichiarazioni sull'argomento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ROMA - "E' assurdo che si debba morire sul lavoro. E aggiungo io, per salari bassi, talvolta indecenti". Il presidente della Repubblica cita le parole del figlio di una vittima sul lavoro nel corso di una cerimonia al Quirinale, in cui ha consegnato speciali onorificenze ai figli delle morti bianche. E' un presidente appassionato quello che parla nel cortile del Quirinale accanto al ministro del Lavoro Cesare Damiano, il presidente della Corte Costituzionale Franco Bile e i rappresentanti di Camera e Senato. Che parla, soprattutto, davanti ai famigliari delle vittime delle morti bianche, figli e vedove dei lavoratori morti nella fabbrica di materassi di Montesano sulla Marcellana, dell'oleificio di Campello sul Clitunno, di Corato e del recentissimo incidente ferroviario presso la stazione di Terni del 6 aprile scorso, in cui è morto un manovratore di Trenitalia alla vigilia della pensione. "Non limitiamoci alla denuncia" dice Napolitano, dobbiamo sentire "il dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme, di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un'Italia migliore". In questo Primo Maggio dedicato alle morti bianche, alle vittime e ai feriti sul lavoro - "una media di tre, quattro al giorno, un numero non sopportabile e non da paese civile" fa eco da Torino il Presidente della Camera Fausto Bertinotti - il lavoro resta protagonista e la politica politicante resta qualche passo indietro. Dopo i fischi e gli insulti degli ultimi mesi, anche i leader sindacali e politici sono stati applauditi a Torino. Il lavoro protagonista, dunque. Con la tragedia di Sorrento che arriva simbolicamente proprio in questo Primo maggio. E' un problema non nuovo ma più che mai scottante, che deve costituire oggetto di costante impegno nel presente e nel futuro, di cui oguno di noi deve sentire tutto il peso umano e sociale" insiste il capo dello Stato sapendo che non esistono "soluzioni radicali e facili". Le medie annuali sono da paura: circa un milione di feriti e più di mille morti, una media di tre al giorno. Napolitano aggiorna i dati agli ultimi mesi: tra gennaio e febbraio "sono morti 144 lavoratori" e il 13 aprile in un solo giorno, ne sono morti quattro". Non meno appassionate sono le parole del presidente della Camera Fausto Bertinotti che senza tanti giri di parole dichiara: "Non è solo un problema di leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Di fronte a queste cifre di 3-4 morti al giorno, è lecito pensare che siano anche altre le cose che non funzionano, ad esempio i controlli e gli ispettori". Dal punto di vista della civiltà del lavoro - ha aggiunto Bertinotti - "va fatto ancora molto. Non basta cogliere le richieste dei delegati alla sicurezza, bisogna cambiare l'orientamento politico generale sul lavoro che è stato penalizzato negli ultimi vent'anni". Di "piaga insopportabile" parla il ministro del Lavoro Cesare Damiano che lancia "una lotta senza quartiere contro gli infortuni e il lavoro nero". Si fanno promesse, in una telefonata a sopresa su RadioUno, il leader della Cgil Guglielmo Epifani che è sul palco di Torino e il premier Prodi, nella sua casa di Bologna. "E' necessaria una legislazione più efficiente" assicura il Professore , "ma non basta. Altrettanto importanti sono i controlli per far rispettare le norme e l'autocontrollo dei lavoratori nel momento in cui esercitano la loro funzione quotidiana". Il presidente ha fatto un riferimento anche alla regolarità del lavoro, sostenendo che la poca costanza facilita "comportamenti che portano a incidenti e a problematiche patologiche". Da Bari il ministro degli Esteri Massimo D'Alema chiede "più sicurezza", di "combattere il lavoro nero" e "maggiore dignità retributiva". ll presidente della Regione Nichi Vendola parla di "tragedia occultata". Soluzioni condivise anche da Napolitano. Ma in attesa di una "libera e rapida discussione parlamentare del disegno di legge delega", non si può restare con le mani in mano, il Quirinale chiede di fare altro e subito, il prima possibile. Vede bene l'ipotesi di una direttiva che armonizzi e coordini le competenze istituzionali in materia di sicurezza sul lavoro. Ma l'obiettivo deve essere quello di dotarsi di una strategia complessiva che affronti tutte le fattispecie di violazioni e segua anche l'evoluzione delle forme di lavoro e degli espedienti per aggirare le normative. "Ognuno dovrà fare la sua parte" insiste Napolitano. "E quando è giusto dirlo se non oggi, se non il primo maggio?".
salve gente, questo blog vuole nel suo piccolo dare spazio alle denuncie inascoltate, alle ingiustizie piccole e grandi che si subiscono quotidianamente, perchè credo e le cose che stanno accadendo in questi giorni sono lì a dimostrarci che qualcosa sta cambiando che bisogna essere positivi e pensare che il mondo può e deve migliorare....................